1Il contributo attuale giurisde il compito di pensare il legame tra “legge” e “vita” cristiano ” Dalla particolare prospettiva che la teologia sceglie. Per fare ciò, non sarà inutile ricordare qual è la specificità dell’approccio teologico rispetto ad altre discipline. Nel contesto di un approccio multidisciplinare, probabilmente non solo per illustrare la diversità delle corsie aperte, ma ancora a tematizzare alcuni dei loro presupposti. Questo orizzonte metodologico abbozzato brevemente, sarà necessario evocare alcuni dei problemi che il titolo suggerisce o maschere. Sarà quindi necessario considerare esplicitamente la funzione della legge morale nella costruzione dell’esistenza cristiana. Nell’ultima parte, la legge legale sarà oggetto di un rapido test di valutazione teologica. La conclusione dovrebbe autorizzare una risposta alla domanda classica, rivelando anche insoddisfazione pratica che la perplessità teorica: è il cristianesimo nel gruppo di “morali di autonomia” o al contrario, sostiene l’eteronomia come prima condizione per lo sviluppo delle persone? In una parola, qual è la definizione e il ruolo di questa libertà il cui messaggio cristiano guida l’esercizio?

i. Prerequisiti metodologici

2La determinazione di ciò che la teologia non è facile. Le divergenze esistono in questo settore, che coincidono non solo con certe scozzese denominazionali, ma che dividono l’universo intellettuale cattolico stesso. Quindi, a seconda di come l’esperienza cristiana è articolata, il Magistero e il recupero riflessivo, il compito impartito a quest’ultimo sarà apprezzato. D’altra parte, un problema dottrinale essenziale, quello della relazione tra gli ordini della natura e della grazia, comanderà la scelta delle fonti e lo scopo della teologia.

3OPTION qui rappresentato parzialmente riconosciuto. Non pretende di escludere altri orientamenti, confessando senza risparato nessuno che la fertilità spirituale di una riflessione sia raramente il monopolio di una singola scuola. Ha una pluralità di modalità ecclesiali di presenza nel mondo deve essere in grado di corrispondere a una diversità di teologie, che, senza ridurre le ideologie, ciascuna unire per la sua parte o una tale sensibilità credente.

4Il compito di Teologo Sembra, sembra, proporre una riflessione sistematica sull’esperienza cristiana e le sue esigenze. Si svolge solo su Dio direttamente, inaccessibile come tale per la ragione creata, ma in questa mediazione privilegiata che è l’esperienza di coloro che dicono che sono cristiani. Il primo ma non esclusivo interesse del teologo si muoverà verso il cristianesimo di oggi, un cristianesimo con cui è in profonda comunione. Quest’ultimo elemento è una condizione essenziale per la vera comprensione.

5 Il lavoro teologico è quindi uno sforzo di cogitatio fidei, recupero critico di una convinzione condivisa con una moltitudine di altri credenti. La fede, evocata dall’espressione latina richiamata sopra, è quindi simultaneamente e indissolubilmente pensando e oggetto di analisi. La teologia ovviamente manifesta ovviamente la sua natura riflessiva: è tornato di fede sulla fede.

6 Accanto a questo lavoro laborioso, il teologo garantisce che questa relazione “il cristianesimo nel presente” (P. Valladier) abbia con il Scelte indicate dalla Scrittura e quella teologia biblica si sviluppa con Acribie. Questa parola normativa, la cui traccia privilegiata si trova nella Bibbia, innumerevoli comunità fecondate e, dentro di loro, pensatori e pastori. La tradizione è il fiume che, nato da questa prima fonte, ha attraversato gli spazi e secoli, conducendo al suo passaggio di elementi culturali, ora solidarietà della tradizione sotto la sua faccia concreta.

7 In implementazione della riflessione teologica è ispirato da tre preoccupazioni interdipendenti: (1) una preoccupazione per la coerenza o la massima razionalità, che richiede la chiara consapevolezza dei suoi postulati, regole e uso rigoroso; (2) una preoccupazione per l’ecclesialità, poiché il servizio teologico ha senso solo come un’illuminazione di un popolo sul mercato, la Chiesa; 3) Infine, una preoccupazione per l’efficienza, poiché la verità della teologia è, come suggerita da Saint John (Gv 3, 21; 1 Gv 1, 6), una verità “da fare”, che è: dire una pratica collettiva.

8Questa attenzione al “vissuto”, allo stesso tempo crogioloria della ricerca e del culmine necessaria di questo, questo è ciò che incoraggia la maggior parte dei teologi contemporanei per proporre uno o l’altro “chiave”, un “asse” “Intorno a cui è possibile organizzare il set senza chiusura. Perché, se è vero che la vita non acquisisce la sua unità e dinamismo come da alcune priorità ispiratrici, teologi – e la per lo più moralista – dovrà indicare alcune linee di cresta, relativamente chiara, probabilmente per organizzare la propria prassi del genere di altri credenti. Senza dubbio questo è ciò che Gesù stesso ha tentato di operare in relazione al pensiero ebraico del suo tempo, un pensiero ridotto raramente centrato attorno a una chiave, spesso tentato da un volontariaismo legalistico per il quale tutte le verità. Equivalente. Il nazarene non ha finalizzato a unificare l’esistenza teologa nella “sospensione” (Mt, 22, 40) a un “comando più grande”? Quando afferma di venire “compiere la legge e i profeti” (Mt, 5, 17), probabilmente non è nel senso di mettere fine ad esso, anche meno per eseguire tutte le richieste. La realizzazione, in questo contesto, è costituita da una ristrutturazione di tutti i requisiti radicali, tutti steli. Senza dubbio questo refocus ha l’effetto del relativating se non evacuare tale o tale “tradizione” rispettabile: il lavoro della ripresa teologica ha spesso un sapore iconoclastico! Senza dubbio, e qualunque sia la rischi, è una delle richieste permanenti di tutta la teologia, che per “soddisfare la legge e i profeti” ai sensi del verificarsi che i diversi elementi della tradizione sono correttamente ponderati e posizionati.

9Il commento teologo è parte di una “storia della teologia”. Prima significa che deve essere coltivata sulle precedenti elaborazioni di fede per ridimensionare il respiro. Ciò suggerisce inoltre che qualsiasi teologia è ben posizionata, parziale e quindi rivisibile, anche se il Magistero favorisce tale o tale sistematizzazione. Gli interventi dell’autorità dottrinale non hanno mai indirizzato la fissazione definitiva di un determinato edificio teologico. La storia dei Consigli informale dimostra che le opzioni che sono state erette in dogmi, non hanno mai formato punti di arrivo, l’accesso completato ad una verità insurrezionale, ma che hanno sempre nutrito e rilancio del riflesso ulteriormente.

Il carattere in parte partly e riformabile della teologia è dovuto principalmente a due fattori.

11d sul suo “oggetto”. Se il teologo analizza una particolare esperienza cristiana, è ovviamente in termini di catturare qualcosa dell’identità e del progetto di Dio, che sono gli unici due temi di rivelazione (DEI Verbum, n. 2). Ma come indicato dall’uso biblico del termine mistero, Dio e la sua parola non coincidono rigorosamente con nessuna mediazione. Tutte le realtà umane in cui qualcosa di Dio è diffuso, vegliarli tanto quanto lo manifestano. La rivelazione si apre fino alla (RE) Conoscenza, confermando l’ignoranza. C’è davvero in Dio una sovrabbondanza che, a meno che non facciamo fingere di addomesticare l’assoluto, proibisce di identificarlo mai senza di più con qualche mediazione.

12sans Dubbio Object Object. È Gesù da Nazareth, nel frattempo, Nella sua realtà umana, la comparitiva parola di Dio e la sua rivelazione plenaria (Dei Verbum, n. 4). Certamente ! E tocchiamo l’essenza stessa del cristianesimo. Ma questo relè storico privilegiato entiene solo la riflessione credente che attraverso le mediazioni umane imperfette: la testimonianza apostolica, gli scritti che lo trasmettono, i sacramenti che il transito della presenza divina, l’esperienza spirituale dei credenti, la lotta per la giustizia, ecc.

13 La trascendenza del suo “oggetto” quindi, quindi, spiega in parte la storicità della teologia e il suo sforzo costante per afferrare qualcosa di elusivo.

anche la storia della teologia e la sua insufficienza inescorabile Spiegato dalla natura del suo soggetto: teologo.

15cei-ci è sempre e necessariamente coinvolto in un mondo e una chiesa concretamente localizzata. L’esperienza di dove parla il teologo è inevitabilmente particolare e parziale. Le scienze umane sottolineano con un’insistenza salutaria che la fede e le sue espressioni prendono la nascita e la forma in una varietà di Terreas: una psiche abitata da tale desiderio della legge, una società in cui l’ordine e il movimento si oppongono, le condizioni particolari socio-economiche, ecc. Le radici della riflessione teologica sono molteplici, come è sempre specifica la sua situazione in conflitti per il potere. Tutto questo segna profondamente la teologia e lo dà, in ogni momento, la sua peculiarità e relatività.

16dès Quando un ricercatore, con l’umiltà che normalmente caratterizza la vera scienza, avanza questo o quell’ipotesi per spiegare il “perché” di teologia, non è probabilmente una cospirazione odiosa contro la credibilità del teologo o della fede , ma lo sforzo per cogliere le condizioni di produzione. La serietà e il valore di una teologia non provengono da ciò che sarebbe stato in grado di adottare senza inoltre il punto di vista di un assoluto assoluto senza tempo, in una specie di oltre aistis la cui ideologia sarebbe stata precedentemente eliminata. A tale riguardo, l’ostinazione di un sistema teologico da svolgere i secoli non è necessariamente di portare al merito della sua verità. L’autorità della teologia deriva dalla sua capacità di contribuire in modo efficace alla crescita della fede. Può essere portato solo la natura razionale del tipo di chiesa che sceglie di sostenere, e infine, la portata pratica del suo discorso. Ecco ancora i tre requisiti fondamentali della disciplina teologica: coerenza, ecclesialità e, in queste condizioni, efficacia.

ii. Il problema della legge

17 “legge e vita cristiana”! La punta della questione sollevata da questo diritto, potrebbe essere nell’interpretazione della congiunzione e che riunisce e separa i due termini. Dovremmo progettare la “legge” e “vita cristiana” in termini di esternalità, l’una o l’altra di queste realtà, allora svolgendo il ruolo critico? Allora sarebbe finta che la vita è data la sua legge o d’altra parte, che si trascurisse la pratica, la conformità della legge che determina il carattere cristiano dell’esistenza. Sarebbe quindi nella prospettiva dell’eterogeneità tra uno standard trascendente e una vita dovrebbe sussistere senza legge. O, altra ipotesi – Dovrebbe essere detto che la congiunzione ed è capire in senso inclusivo? La legge sarebbe quindi una delle componenti della vita cristiana, una sorta di “logica del vivente” cristiano. Sarebbe questa volta nella prospettiva di una morale di autonomia radicale, una legge elencata nel cuore della pratica.

Ma prima, come definire i termini in presenza?

19a. Conosciamo il fascino estremo che esercita nella nostra cultura il tema della vita. Tutti hanno in memoria delle variazioni multiple che il cinema come la letteratura continua a produrre su questo argomento, come se l’interesse della vita aumentò con le minacce che lo investono.

20 La vita di cui stiamo parlando. Qui , è naturalmente la vita umana, l’implementazione della durata di un essere biologicamente umano, l’implementazione autorizzata dall’inserimento in un insieme di gruppi. Da questo implementazione, la morte è una delle capitali: senza dubbio sarà necessario menzionare, come risultato di San Paolo, il disturbo della legge con la morte dell’uomo.

dice “vita umana” , ovviamente gli obiettivi di un processo di cui uno degli elementi principali è la coscienza, sia il principio di crescita che di espressione. Il pensiero è parte integrante della “esperienza” corretta. È uno dei componenti, secondo antropologie, valuteremo il posto. Da un punto di vista cristiano e qualunque sia la volontà di induttività che viene proclamata, una riflessione sulla vita dovrà includere l’analisi della dimensione riflessiva di “vissuto”. Ciò riguarda a pensare alla vita a cambiare meglio, questo sarà chiamato etica, un termine meno equivoco di quello di “morale”, e che si riferisce all’unico recupero critico dell’esperienza. L’etica, quindi presentata, appare come una delle dimensioni costitutive di un’esperienza veramente umana. Tuttavia, non è né il tutto né forse l’essenziale.

22on sta considerando, in queste pagine, per approfondire la relazione tra la legge e la vita umana cristiana. Perché tra i tanti modi di esistere umanamente, ce n’è uno che vogliamo qualificarti come “cristiana”. Non più non è più consapevole dei dibattiti entusiasmanti a cui ha recentemente prestato la definizione di singolarità cristiana. Secondo la priorità essere data al lavoro del pensiero, sia all’azione, il criterio determinante del cristianesimo sarà in termini di riferimenti mentali (“è la vita cristiana che pensa come tale”), o con il piano. Atti (“è cristiano La vita che, anche senza essere consapevole, è coerente con lo stile del comportamento evangelico “). La definizione della specificità cristiana dipende quindi non solo delle opzioni teologiche ma, in anticipo, delle scelte antropologiche su ciò che caratterizza l’umano in generale.

23faccia a questi due accentuazioni antagonistici, è probabilmente possibile tentare una sintesi , ispirato alla visione biblica dell’uomo, visione che generalmente ignora la dissociazione tra le rispettive sfere dell’interiorità e l’azione esterna.In questa linea, possiamo considerare “la vita cristiana” l’esistenza in cui il riferimento mentale preferito, il riferimento a Gesù Cristo si riflette.

24 Che natura è questo riferimento? Cos’è questa “continuazione di Cristo” con cui i synotics, in particolare, riassumono l’esistenza cristiana? Dovrebbe essere chiesto, anche cercando di cercare di superare alcune opposizioni controverse tra i concetti di “imitazione” e che, certamente più vaghi, di ispirazione.

25by la questione della conoscenza. Su quale o cosa il cristiano Dovrebbe saldare i suoi comportamenti, si deve sottolineare che nel regime cristiano è la fede che è nel cuore della riflessione etica. Questa fede non è altro che la decisione di dare il benvenuto a non prima una legge, ma una parola, la Parola di Dio, i vettori non prima di tutto una moralità, ma soprattutto di una teologia.

26car La base del cristianesimo Come, inoltre, quello del giudaismo o dell’Islam, è infatti questa assicurazione fondamentale a cui tutto il resto è sospeso: il riconoscimento di un Dio personale che, perché tale personale, dice in una parola e firma accessibile all’intelligenza umana. Dio parla! È un prerequisito assoluto, in nessun modo ovvio in tempi in cui “il silenzio di Dio” (RE) diventa un tema importante della riflessione teologica. Dio pensò e, per il cristiano, la ragione di dire, come il suo contenuto, è la sveglia di un amore. Questo è i dati teologici di base, che l’intera Bibbia sta solo sviluppando e illustrando. Ma chi evoca l’amore come primo componente dell’identità di Dio, suggerisce necessariamente un invito al superamento, una proposta di Esodo: “Vieni e vedere!” (Gv 1, 46). Questo è il principio di base di qualsiasi pedagogia, compresa quella, laica, che Dio ha adottato per guidare il suo popolo (vedi Gal, 3, 24s). Perché possiamo immaginare un amore senza incentivo a muoversi verso un “vantaggio”, verso uno al di là di se stessi? Questa dimensione di ricorso che il discorso divino include, è la rimozione convincente della Rivelazione.

27a La radice del cristianesimo, quindi c’è una teologia, una certa rappresentazione di Dio che, il personale del partner, è rivelato e chiama. È in questo contesto, sulla base di questo “indicativo” -than un cristiano che significa tutti gli imperativi morali. Che si tratti di teologia dogmatica o morale, la questione dell’identità del relatore precede e condiziona qualsiasi riflessione sul contenuto della sua parola.

28Il supporto e il prerequisito di tutta la moralità cristiana. Rivela per essere fede, Il consenso a “Dio in cerca di Man” (A. Heschel). E poiché “L’ascoltatore della Parola” (K. Rahner) accetta di rispondere a questa Divina Quest, conferisce alla sua esistenza un look di dialogo: la moralità è ora sotto il segno dell’alleanza e della responsabilità. Per la rivelazione biblica, anzi, l’uomo viene sollecitato per reagire a una parola che, altrove, rivela la sua libertà e i sentieri che si aprono davanti a lei. Parlare di “responsabilità”, in questo contesto, è quindi molto più che evocare una libertà in grado di assumere le sue scelte. Sta anche definendo l’esistenza come un uomo distribuito a una parola precedente. L’alfa e l’omega della libertà cristiana, è la ricezione di un altro la cui legge designa l’accesso. Questo è certamente la pietra angolare della fede. L’opzione cristiana ritorna soprattutto per acconsentire al desiderio dell’altro, alla legge dello scambio che l’uomo ritorta dal dono di sé al dono infinito di Dio.

La risposta umana prende la forma di un “sì”, un “no” o anche un’astrazione silenziosa, l’essenziale è se, nel farlo, l’uomo vuole parlare con se stesso o se, rendendo i confini del monologo scoppiando, è rivolto a una faccia, Attento e punibile: quello di Dio.

30 Ma questa responsabilità, deve ancora superare il semplice teismo da evangelizzare. Perché sarà solo una dimensione molto cristiana come se il Dio che sia ascoltato e chi vogliamo affrontare, è quello che è quello che Gesù Cristo si è dato come la rivelazione. Poiché questo personaggio singolare, storicamente identificabile, è davvero e sicuramente, il verbo di Dio, l’epifania insurrentabile del dio che chiama. È dalla sua bocca del figlio, unico dalla sua vicinanza, che ora risuona l’appello che Dio si rivolge all’umanità.

31Furter, dicendo di Dio, lo stesso Gesù di Nazareth è anche la risposta il più realizzato è stato dato all’invito del Padre. È l’impareggiabile Amen (AP., 3, 14), quello che l’epistola dell’ebraico non esita a nominare “il capo e il consumatore della fede” (HEBR., 12, 2). Per il cristianesimo, Gesù Cristo fa, nella sua persona, l’articolazione unica tra la ricorrente e l’appello, tra il “Vieni a vedere!”Lanciato da Dio e la risposta del credente che,” abbandonando tutto, lo seguì “(Lc 5:11). È verso questa sorprendente convergenza della ricorrente e dell’appellata in Gesù Cristo, che un punto di riferimento quando, con la tradizione , si dice di lui che è subito e senza confusione “vero uomo e vero dio”.

32s La personalità storica di Gesù è molto rivelatore della vocazione umana, è necessaria una prima conclusione: il La vita di questo personaggio e le sue opzioni di base esistenziali costituiscono, per il cristiano, il riferimento fondamentale, il paradigma della moralità: “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6).

33 Ma C’è di più! Perché oltre a questa dimensione storica, oltre al primo riferimento al Gesù della storia, la singolarità cristiana ha un’altra dimensione: la forte certezza della presenza del risorto tra noi “, fino alla fine del mondo “(Mt 28, 20). Per questo Gesù, afferma la tradizione, è risorto! Attualmente è E attivamente vivo! È, in ogni momento, contemporaneo della moralità cristiana, non solo come esempio di souvenir esemplare o memorabile; È la forza trainante e quella ad ogni “oggi”, ad ogni Kaïros (MC 1, 15) della storia degli uomini.

34Questa presenza del risorto, compreso Pasqua, ogni anno, la coscienza rianimata, Traduce, in particolare attraverso due esperimenti fontali, strettamente correlati e di solidarietà: la Chiesa e lo Spirito.

35 La Chiesa, perché la risorgere si viva raccogliendo: continua a raccogliere una testimonianza della comunità, questo corpo di cui È la sua testa. È il suo, il Signore, che, come la Parola Ekklêsia suggerisce, mantiene a convertire i gruppi che potrebbero dare la sua presenza carne e la parola maschile.

36 Ci sarà “vita”. Christian “in PASCAL Senso della Parola , quando accettiamo di rispondere a Dio di Gesù Cristo, senza dubbio, ma per farlo in comunione e con il sostegno attivo degli altri membri di questo corpo che è la Chiesa.

37 Ma questa comunità, Ha bisogno – è la sua legge! – Evangelizzato sempre dal primo dono che il suo Cristo brucia per farlo: lo spirito della vita e della verità. La presenza del risorto è il principio della raccolta, certamente. Ma è anche una fonte di crescita nella mente. La vita cristiana invita ad esporla, nella Chiesa, a questa vitalità che lo Spirito gli dà. Riprendere un vocabolario recentemente riabilitato e fortunatamente riabilitato, la vita cristiana è necessariamente comunicata a una chiesa carismatica.

38 La moralità cristiana è finalmente – ed è la sua ultima caratteristica – aperta alla venuta da Dio. È la componente escatologica dell’esistenza del discepolo. Ciò significa che le sue risposte attuali anticipano l’avvento di un nuovo mondo, un “regno dei cieli” è apparso pienamente, nel cuore del quale – come l’apocalisse lo sottolinea – la resorprende occuperà una posizione centrale. L’oggi di Dio, il cristiano lo vive come l’alba di una speranza i cui tratti, spazzolati discretamente nel Nuovo Testamento, giocano rispetto al presente funzionalità che è sia critico che stimolante.

39b. Per quanto riguarda il secondo polo del nostro titolo – il termine “legge” – sembra all’inizio di un’ambiguità molto formidabile. L’equivoco è tuttavia non assoluto. Perché se usiamo questo stesso concetto nei rispettivi campi della scienza, della legge e della moralità è che è lì, sotto le dissomiglianze, un elemento che sarebbe come il nucleo del concetto. San Tommaso già sostenuto, colui che ha compreso sotto lo stesso termine Lex di realtà tanto diversa come la “legge eterna” (il progetto divino), la legge naturale (traccia della legge eterna nella ragione umana), la legge divina positiva (la Bibbia ) e la variegislazione umana. Secondo un’etimologia che può certamente essere discussa, l’AQUINATO ha portato la parola “legge” più vicina all’idea di “link” o di articolazione necessaria. Esiste la “legge” poiché una realtà è vincolata (“collegata”) con determinati requisiti, che a volte sono inerenti in questa realtà di cui costituiscono il dinamismo interno, a volte proposto dall’esterno come le condizioni estrinseche di adempimento. Mancato rispetto della legge, ignorare o allentare questo collegamento viene quindi presentato come una sorta di avatar mostruoso, una perversione di un ordine che a San Tommaso è identificato con razionalità. La legge, a qualsiasi livello che è pianificata, è un logos, l’espressione della razionalità. Quest’ultimo concetto è di fondamentale importanza nella tradizione Thomant, anche se possiamo sospettare la funzione ideologica. Succede spesso, infatti, che un decreto “razionale” il presente ordine di cose o cosmo, cioè nel campo sociale, ad esempio, il modo in cui i poteri sono attualmente distribuiti.

40 Il problema sorge Che natura è questo “link”.A questa domanda, possono essere fatte diverse risposte. C’è un numero di tipi di legalità e, di conseguenza, razionalità. Senza dubbio abbiamo a che fare con uno dei maggiori risultati del pensiero moderno, quello che discerne diversi modi per essere coerente. L’unico modo per evitare una serie di deplorevole confusione tra i rispettivi campi della scienza, della legge e della moralità, è in effetti a prendere in considerazione la diversità dei loro domini e, in particolare, i tipi di normatività a cui chiamano. Ma questo discernimento è molto spesso un compito da raggiungere piuttosto che una conclusione sconosciuta. Ad esempio, la distinzione tra moralità e legge, non è sicuro che tutti abbiano ammesso perfettamente il principio. Questi due settori sono indubbiamente facilmente confusi nella maggior parte delle più vecchie, più o meno pantheistici o / e culture teocratiche. Senza dubbio queste due discipline non sono senza rapporti, ma non coincidono sui loro oggetti, né sui loro obiettivi.

41 Ci vorrebbero molto dire, certamente, sulla relazione tra la vita cristiana e il legge nel senso delle scienze positive. Diversi autori recenti hanno dedicato sviluppi impressionanti alle relazioni polimorfiche tra scienza e fede, come l’approccio di un dio libero sia libero che vincolato. Ma accanto a questi problemi di articolazione, apre anche il vasto campo delle analisi sulla legge stessa, i più test per descrivere le “leggi” dell’esperienza religiosa, le sue radici psicologiche e la sua confezione sociologica altrimenti biologica. Perché se è vero che la vita cristiana è un’opera di libertà e grazia, non sfugge al raggio di determinise che segnano qualsiasi atteggiamento umano. Le scienze dell’uomo oggi detengono un discorso sia fecondo che indispensabile sull’esperienza cristiana. È necessario rallegrarsi, perché l’analisi rigorosa della fede religiosa ora svolge un ruolo vitale nella comprensione, nell’istruzione e nella giustificazione. Questo specifico contributo può, tuttavia, prendere piena efficacia solo se la scienza sta difendendo da alcun sconto e se è attento a non erettare una particolare spiegazione dell’ermeneutica totalitaria. È particolarmente adatto che, per tutto il loro approccio e non solo alla fine di esso, le discipline scientifiche si astengono dal negare questo margine di libertà, forse minimamente minimamente, senza la quale non si poteva concepire o fede cristiana. Né moralità o progetto scientifico. I discorsi degli scienziati sulla fede possono avere per alcuni teologi un sapore sconosciuto, sia affascinante che terrificante, una specie di sacra competitiva. Avranno anche in occasione un profumo iconoclastico, poiché è vero che il teologo, vicino a questo punto della fede del semplice, è spesso tentato di giustapporre il divino e l’umano, e di considerare qualsiasi spiegazione scientifica come un tipo. Restringimento sacrilego del campo dell’azione divina. È vero che alcuni decenni non sono abbastanza da accreditare ciò che è stato a lungo trascurato, vale a dire una vera “teologia dell’incarnazione”, che sa come discernere il profilo di Dio anche all’interno delle regole naturali e non solo nei margini di incertezza ancora Sopravvivi.

III. Leggi morali

42a. Il quadro in cui è ora pensato la moralità cristiana, è quella di “la storia della salvezza”. Costante di pensiero ebraico, questo tema è particolarmente sottolineato nel lavoro di Santa Luc. Ha vissuto una rinascita di notizie del diciannovesimo secolo, con la scuola teologica di Tügnuen, se stessa soggetta a influenze diffuse e hegelicismo e cambiamenti.

43 L’insistenza sulla storia non implica che comunichiamo l’idea di Teilhardienne di Una sorta di schema ascendente, in base alla quale l’umanità sarebbe impegnata in un processo di progresso continuo. Non vediamo, a livello di esperienza, che legittimizza senza sfumature tali ottimismo.

44 Il tema della storia della salvezza suggerisce, d’altra parte, due dati essenziali per la moralità.

45thut, che il cristianesimo è una religione di salvezza o, secondo una terminologia più comune ma meno ricca, una corsia di liberazione. L’ideale o “utopia” del cristiano è davvero una forma di vita compiuta che la scrittura chiama “il regno”, che gli antichi nominarono volontariamente “beatitudine” e che stiamo attualmente chiamando al nome “felicità” ” Pensare quindi la legge morale richiederà quindi interrogarsi sul ruolo che soddisfa in relazione a questa salvezza: com’è la legge “modo di salvezza”? Cosa prepara per la propria cancellazione nel regno? La funzione primaria della legge morale non consiste più di sostenere la sottomissione proattiva ai misteriosi decreti di Dio.Non sarà il modo di accedere solo all’auto-comprensione dell’uomo. Il suo scopo essenziale arriverà a promuovere l’apertura a un’esperienza di comunione, una felicità di relazione in altre parole, che il concetto cristiano di salvezza è molto precisamente finalizzato a

46 – e questo è il secondo maggiore coinvolgimento del tema Della storia della salvezza – questa comunione salutare tra Dio e l’umanità, è attualmente in atto nella cavità della storia umana, e in nessun altro posto. Poiché la storia della salvezza non è una specie di durata parallela, come se il cristiano fosse stato condannato a vivere congiuntamente in due mondi distinti. Il credente non ha più focus su una storia di salvezza che sarebbe una sorta di “filamento” religioso, più o meno estraneo alla durata degli uomini. Nessun punto! È nella storia unica degli uomini, sempre passata di assoluta, che la salvezza è suonata, che Dio riflette il suo ricorso e che la creatura porta risposta. Le mediazioni con cui Dio si dà da incontrare e coloro che sostengono la risposta umana, sono necessariamente storici e contingenti. Tutti sono aperti a uno sviluppo, perché non è nessuno che sfugge all’impregnazione della finitezza e del male. Non esiste una mediazione religiosa extra-temporale o sovra-culturale: la trascendenza è data per incontrare i vettori umani le cui scienze umane, in particolare, descrivono le sfaccettature multiple e ricche.

47Coherent con una vera teologia del Incarnazione, la riflessione sulla storia della salvezza sottolinea così la quantità di riferimenti senza tempo i riferimenti senza tempo sarebbe grande delle illusioni. La relatività delle forme prese dalla Parola di Dio, è particolarmente visibile quando si studia la storia della Chiesa, quella dei dogmi, della liturgia o della moralità. È sufficiente che il cristianesimo, incluso nel suo essenziale, abbia fluito nelle forme mutevoli, dipende dal culturale concretamente disponibile. Lo stanziamento del discorso divino ha cessato di sposare l’evoluzione dell’umanità. La gnostica, sempre la tendenza rinascita, sarebbe quella di tentare di nascondere questo movimento insicuro e di congelare nella ripetizione di formule o riproduzione di modelli che, al contrario, dovrebbero continuare a stimolare la vita e la creatività. Perché se c’è da qualche parte un’imminente “legge eterna”, St. Thomas ha già notato che la ragione umana può solo percepire profili successivi e parziali.

48b. Quando parliamo di “storia della salvezza”, ovviamente non siamo una realtà indifferenziata. Il cristianesimo sceglie davvero il privilegio, all’interno dell’istore umano, un particolare momento, eretto in riferimento normativo. Non è, di un’era “sufficiente” o “ultimo” nel senso del completamento. Ma un tempo privilegiato. Una certa quota culturale è eretta in linea di principio dell’universalità. Il generale è rivelato nella cavità del particolare. E senza dubbio questa è una delle principali caratteristiche del cristianesimo come religione storica, un tratto che la maggior parte dei teodici non è in grado di ammettere. Su questo punto, almeno, il Dio dei filosofi, se non gli studiosi, non smetteva di opporsi alla sua generalità astratta al Dio di Gesù Cristo, irreparabilmente particolare.

49 C’è davvero, per il cristiano un “centro della storia “o un periodo di riferimento necessario: cosa viene chiamato” tempi apostolici “. La salvezza esplose con una gravidanza e una visibilità senza pari. L’offerta salutare di Dio prende una faccia unica, storicamente posizionata e condizionata: quella di Gesù Cristo, benchmark essenziale per la fede di sempre.

50s’il parla divino, verbo per eccellenza, Gesù -Christ è di più A richiesta di lievito e fonte solo come “ultima parola” di Dio all’umanità. Poiché il nazareno non rappresenta per la fede tutti i chiusi di ciò che Dio avrebbe dovuto svelare. È il vertice. La vita della Chiesa testimonia che è possibile sviluppare la rivelazione portata da Gesù, e che i tempi successivi non sono ridotti a qualsiasi ripetizione del mattino o della conservazione di un deposito inerte.

51c. La situazione privilegiata del nazarena porta naturalmente alla domanda: “Chi fa la legge morale?”. Da dove viene la chiamata per la vita? Il che dà la formulazione e l’obbligo?

52Ractant contro un design verticale che immediatamente attribuito a Dio l’elaborazione della legge morale, di oggi sarebbe stata tentata di optare per il contrario. Dio – direbbero – si sarebbe limitato a suscitare la libertà creativa dell’uomo e affidare il compito di determinare gli standard della sua azione.Tuttavia, questa prospettiva, indiscutibilmente suggestiva, potrebbe deliziare un dualismo radicale tra Dio e l’uomo e segretamente un fattore ateismo la cui storia fornisce molti esempi. Apparentemente dissociando l’azione di Dio e quella dell’uomo, potrebbe significare un declino significativo del principio di incarnazione cristiano. Poiché il primo legislatore – il “New Mosè” – è, per la fede cristiana, un argomento complesso, Gesù Cristo, in cui la fede esorta l’azione coniugata e indistinguibile di Dio e dell’uomo. In lui, le fonti divine e umane sono indissociabilmente associate a dare il volto alla legge. Il riferimento cristologico suggerisce, quindi, di dubitare che Dio “fa la legge” ma nell’uomo e grazie a lui. Non è comunque ciò che è espresso nella conclusione del simposio di Gerusalemme (48/49 dC), quando i leader ecclesiali proclamano con orgoglio: “Lo Spirito Santo e noi stessi decise …” (AC 15, 28)? Lo stesso potrebbe apparire da una pretesa odiosa, soprattutto perché le decisioni in questione, utili al momento, sono state prontamente obsolete. Questa formula, tuttavia, suggerisce un’opzione decisiva della fede cristiana: è al centro delle opzioni umane, contingente e generalmente fallibile, che la mente sta rintracciando un sentiero della verità. La legge morale è indubbiamente il lavoro della creatività umana, ma di una creatività disponibile per l’ispirazione divina. È nel cuore di un discorso storico che il progetto divino è suscitato, probabilmente tradito dalle mediazioni che lo sopportano, ma tuttavia autenticamente significarono da loro.

53IlImpire questa insufficienza inevitabile. Di qualsiasi particolare dogmatico o mediazione morale, che giustifica la convinzione che Dio continua a dire. La rivelazione continua, anche se i benchmark essenziali, gli assi dell’etica, stanno ora guardando nella sola testimonianza apostolica e nel personaggio che è il centro. Il primitivo messaggio cristiano continua ad unirsi all’umanità nelle sue domande successive. Da questo incontro di un discorso e di un terreno in movimento germogliare delle particolari opzioni etiche, senza dubbio, lo spirito della verità non può essere assente.

54it deve essere mantenuto, tuttavia, per concepire questa “Storia della Rivelazione “Come una specie di progressione lineare, come se fosse pascolata e gradualmente articolata i pezzi di una verità che ci trascura e di cui la nostra percezione cesserà di sorgere. Una certa rappresentazione dello “sviluppo del dogma” potrebbe indurre tale progettazione. Al contrario, sembra che la storia della rivelazione e, in particolare, la tradizione vivente sia meno il miglioramento di una dottrina da parte di effetti cumulativi, rispetto alle vicissioni di una parola che, non cessando mai di cadere nel credente, è. Questo di frutta di verità. Le precedenti germinazioni sono ovviamente non indifferenti alla crescita odierna: negarebbe l’idea stessa della continuità nella storia. Ma la comprensione che possiamo attualmente avere discorso, sarà necessariamente diverso da quello che prevaleva prima. La carne che accoglie con favore il verbo, non è indifferente alla percezione di questo verbo.

55s Queste riflessioni hanno qualche valore, deve essere sottolineato che l’espressione del progetto divino – “La legge morale” – prendere più facce sulla storia. Sebbene alcune formulazioni rimangono identiche – ad esempio, le dichiarazioni scritturali -, le letture ecclesiali che saranno fatte, senza essere assolutamente eterogenee, saranno tuttavia generalmente varie e rivisibili. Quindi “così” fa la legge “? Dio e l’uomo, in Gesù Cristo prima, paradigma del credente collettivo e individuale. In questa comunità di fede allora che, nel corso dei secoli, sta cercando di accogliere la parola e dargli una forma adeguata. Il terreno nutrito dello standard etico è le origini del popolo di Dio, responsabile di una missione di ricevimento, ascolto e espressione del discorso. Attraverso l’esperienza religiosa della Chiesa, attraverso le sue risposte successive alle sfide del tempo, la Chiesa è portato a discernere sempre su di lei che è “la via, la verità e la vita” (Gv, 14, 6). C’è una penetrazione credente della parola divina, una ricezione comunitaria che, chiaramente affermata dal Consiglio del Vaticano (Lumen Gentium, n. 12, § 1), è ora riconosciuta come luogo di verità etica e dogmatica. In questa percezione, l’esperienza svolge un ruolo importante, il ruolo che il recupero riflessivo spiegherà quindi. Il popolo di Dio è assicurato a una permanenza nella verità, una “infallibilità in Credente” – e, potremmo aggiungere, in agendo – che deve essere in grado di riconoscere e raccogliere i frutti.Ad ogni epoca, c’è da qualche parte nella comunità cristiana, un’eco fedele del messaggio divino, Echo che è la conseguenza della fedeltà del risorto a coloro che lo confessano (vedi Mt 28, 20).

T è in questo contesto che può essere fruttuoso pensare la funzione specifica del Magistero nella Chiesa. Il suo ruolo primario e vitale è, senza dubbio, per portare all’espressione ciò che il popolo cristiano è percepito in effetti di requisiti evangelici. Il Magistero, vale a dire, innanzitutto tutti i Vescovi in comunione con il Papa, pertanto, ha una funzione di certificazione autorizzata, una specie di responsabilità materna in materia di responsabilità mateuica in relazione all’esperienza credente. Ha una missione di dare un’espressione istituzionale a ciò che già vive, oscuramente forse, e che merita di essere portato a piena luce. Ma questa prima e difficile funzione è completa di un apprezzamento “autentico”, vale a dire con il mandato divino. Perché tutto nell’esperienza ecclesiale non è anche nella logica del discorso. Tutto non è anche redditizio per la crescita collettiva. Non è abbastanza, anzi, per rivendicare il cristianesimo per essere assicurato o capirlo o vivere. Quindi, per il Vangelo, il sostegno di questo ufficio di arbitrato e discernimento, ufficio che ha lo scopo essenziale di mantenere vivace il messaggio precedentemente trasmesso in Gesù Cristo. Da questo messaggio, il Magistero non deve solo ripetere i termini. Ha inoltre bisogno di illustrare le notizie, dimostrando come il Vangelo può illuminare le questioni a volte palpitanti a cui si confronta l’umanità. Sottratto nel popolo di Dio, una delle responsabilità essenziali del Magistero è quindi quella di ricordare quale crescita dell’intera o – in altre parole – che può guidare la comunità nella direzione aperta da Gesù. Cristo. Il “Ministero” del Magistero è soprattutto “servizio di lealtà”, ma di una lealtà creativa.

58 Nell’esercizio di questo compito, i rappresentanti del Magisterico sono ovviamente influenzati da innumerevoli fattori, teologici , culturale, ideologico, ecc. Tutti pensavano come si trova qualsiasi discorso. Le parole del Magistero sono tutte “parole degli uomini”, probabilmente dotate di un “cerissimo carisma” (Irenae de Lyon), ma chi può solo accogliere la mente con l’umile coscienza degli esseri limitati e dei peccatori.

59 A sa che il magistero può esprimersi “infallibile”, anche su domande morali. È una possibilità importante in linea di principio, ma è rimasta puramente teorica nella misura in cui questa prerogativa è stata implementata in questioni etiche. Qual è lo scopo di questa possibilità? Semplicemente, per garantire la permanenza di tutti nella verità evangelica, alcune formulazioni sono – grazie a Dio – senza errori. Questa “qualità” non significa che le dichiarazioni sarebbero irreparabili perché esaustivi. Nessun discorso tratta correttamente o anche l’uomo. L’affermazione teologica dell’infallibilità significa che, intesa nel senso desiderato dai loro autori, le formule in questione guidano davvero la vita e il pensiero in linea del Vangelo. Pertanto, quando l’importanza della partecipazione richiede, il Magistero può proporre alcune opzioni morali come certamente nella linea del primitivo messaggio cristiano: è davvero una strada di accesso al Dio di Gesù Cristo che l’Autorità conferma così. Come paradossale e stimolante che il dogma cristiano dell’infallibilità può sembrare, non è così diverso da quest’altra convinzione essenziale: la certezza che Dio renda effettivamente presente in questi eventi umani che sono i sacramenti, mediazioni o più o meno culturalmente situati come le parole di un papa o di un consiglio. In un caso come nell’altro, questa “assicurazione” per la realtà di una presenza divina attraverso la mediazione umana (parola o / e gesto), ha un valore strettamente strumentale. Serve il mantenimento del popolo di Dio nella successione apostolica. Può essere compreso solo nella fede nella possibilità creativa, per assistere efficacemente coloro che hanno ricevuto la missione per attestarlo.

60d. Chi fa la legge? Questa è stata la domanda sviluppata finora. Ma alla fine – è ora di venire! -, qual è la “legge morale” nella prospettiva cristiana?

611 ° L’area specifica della moralità è quella della libertà, della decisione lucida e personale. Di conseguenza, la legge morale, offerta alle libertà, deve convincere piuttosto che obbligare. Normalmente adotta la forma di una proposta, di una “peranesi”, piuttosto che quella di un precetto o di un ordine imperativo. C’è davvero una moralità autentica che se l’azione deriva da una scelta individuale ragionevolmente motivata.Una delle principali funzioni di moralità allo stesso tempo della sua condizione dell’esistenza, sarà quindi di risvegliare e preservare queste libertà senza la quale è solo allenamento e automatismo.

62in Questa ottica, l’obbligo correttamente morale non può essere fondato prima su sanzioni esterne. La fonte del dovere morale è essenzialmente interiore: è il giudizio della ragione pratica, l’intima convinzione di ciò che la nostra verità degli uomini implica tale tipo di azione.

63 La morale sollecita la persona e la persona nella sua Totalità: la libertà è davvero indissolubilmente agente di pensiero ed espressione. Nella riga di antropologia biblica, un bersaglio o un “intento” che non avrebbe potuto prendere carne in una parola o gesto, è privo di una parte notevole della sua realtà. La moralità cercherà quindi di agitare e il “cuore”, il nucleo della libertà e il comportamento esterno che verrà effettuato. Contrariamente a come suggerisce un alto dizionario filosofico, la legge morale non è in alcun modo ridotta a “comportamenti ordinare”. Certamente, il proprio campo è la prima conversione interiore e la determinazione del significato; ma gli atti appairanno quindi come espressione sociale di un cuore cosciente.

64sans dubita un’importante opzione antropologica, ancora discutibile: quella che detiene per l’unità della persona e che, di conseguenza, si rifiuta di isolare l’azione e interiorità. Questa insistenza sull’unità personale è senza dubbio un importante risultato del pensiero contemporaneo, raramente acquisito attestato in crops antiche. Questo è precisamente questo elemento che comporterà la graduale distinzione tra le rispettive aree di moralità e legge. Figura di eccezione relativa, il pensiero biblico, soprattutto nella sua forma neo-testamentaria, si rifiuta assolutamente di separare l’atto – tentazione di qualche giudaismo – l’intenzione – tentazione dell’ellenismo. Per la Bibbia, la persona è essenziale in sostanza, come Dio stessa, sia mirata che focalizzazione dell’attività. L’atto morale veramente umano è quello di significare esternamente un’intenzione.

65Questo implica che la verità etica dell’uomo richiede di poter e volere esprimere le sue intenzioni: ci sarebbe come una specie di perversione per chiedere un importante Gesto senza darlo significato, per quanto riguarda clandestinamente l’ictus un’intenzione senza conferirla significativa. Qui troviamo la vecchia distinzione tra la morale dell’atto e l’intenzione o, con sfumature, tra la morale di condanna e responsabilità. Queste dicotomie devono essere superate perché ci sarebbe un’amputazione del vero umano a separare la verità personale da un lato (la “convinzione”) e la responsabilità (attenzione alle conseguenze sociali) dell’altro.

Un uomo consiste nel dare un corpo a un’intenzionalità, ci sarà una legge davvero morale che se orienta allo stesso tempo verso la conversione del cuore e verso l’espressione di esso. Negativamente, uno standard “morale” che ordinerebbe solo comportamenti esterni non uscirà davvero dal campo dell’etica. Senza dubbio, questa o quell’autorità sociale può imporre o proscrivere un numero di atti, ritenuto il male per il bene comune. Se la sottomissione a questi ordini non è soggettivamente motivata dall’adesione ad un valore, il comportamento non intraprende la responsabilità effettiva. Un atto non riceve valenza morale, positivo o negativo, solo se ha volto umano, vale a dire se è posizionato sulla base di motivi noti e scelti.

67ces Ultime considerazioni potrebbero non evocare La questione spinosa del “intrinseco intrinsecamente” agisce per la tradizione cattolica. Il magistero ecclesiale ha suggerito che alcuni gesti sarebbero riproducibili indipendentemente dalla loro motivazione. La gamma di questi comportamenti non è molto ampia:, ad esempio, rape, tortura o blasfemia potrebbero essere indicati. Questi sono così tanti gesti che non possono essere legittimizzati da alcun valore cristiano e che, inoltre, compromette oggettivamente questo o quella priorità evangelica. Ma questo non implica ancora che questi atti siano sempre moralmente colpevoli, poiché è possibile vederli posti da alienati o ubriachi, categorie di individui che accetta di giudicare moralmente “irresponsabile” moralmente. Pertanto, quando la moralità classica tiene alcuni gesti per “intrinsecamente perverso”, non finge di affermare che colui che avrebbe chiesto loro sarebbe necessariamente colpevole e peccatore. L’espressione, responsabile di un intento deterrente, vuole sottolineare che, qualunque sia il contesto, alcuni atti costituiscono un grave disturbo sociale e minacciano seriamente l’uomo e il suo futuro.Aggressione contro la vita umana, ad esempio, rappresenta innegabilmente un disturbo e una minaccia per la Comunità. Ma sappiamo anche che qualsiasi omicidio non è colpevole e che, secondo la teologia classica, può anche essere virtuosa nella misura in cui è giustificata dall’autodifesa, dal tirannico o dalla guerra così. Solo. L’unica valutazione dell’atto e delle sue conseguenze è quindi insufficiente per una valutazione morale, così come è insufficiente l’unica considerazione dell’intento. Qual è il disturbo oggettivo e l’interruzione dell’ordine sociale, non è ancora soggettivamente che genera guasto morale. Proscrivendo determinati comportamenti, il Magistero sottolinea quindi la gravità dei loro effetti in relazione alla vita collettiva. Questa funzione educativa, i manager hanno una missione per assumerlo in tutte le sue dimensioni e in tutti i settori vitali della realtà sociale.

682 ° alla base di tutte le morali e sottostanti la legge, ce ne sono alcuni fondamentali valori. “Valore morale” indica una situazione esistenziale, generalmente dell’ordine della relazione, che viene eretta idealmente. I valori sono come “focus” dell’esistenza umana. Servono l’unità e il dinamismo della vita morale, essendo come gli assi attorno al quale organizzano tutti i comportamenti. Sono principi primari di valutazione degli atteggiamenti, allo stesso tempo influenzano le percezioni più spontanee.

69 I valori sono normalmente gerarchici. Poiché il campo etico è meno quello, manicheo, di scelta tra “buono” e “malvagio”, che il dominio in movimento della scelta tra diversi beni. I valori possono effettivamente essere in conflitto, il perseguimento di uno dimostrare di essere esclusivo rispetto all’altro. La gerarchia dei valori suggerisce quindi priorità, scelte preferenziali e quindi necessarie rinunce.

70 La scelta di alcuni valori di base è ciò che è attualmente chiamato “l’opzione fondamentale”. Questo dà un’esistenza il suo tono particolare e si svolge da una moltitudine di fattori, sia consapevoli che inconsci; L’opzione fondamentale ha sempre radici storiche, sociali e psicologiche. In particolare, è sottolineato che la scelta di questa o quella gerarchia del valore denota in ogni caso una certa dipendenza – negativa o positiva – in relazione alla moralità proclamata o vissuta nell’ambiente immediato dell’argomento. La scelta dei valori rappresenta sempre la scelta di una certa solidarietà, la posizione che prende in relazione ai gruppi umani in cui uno è convocato per situarsi.

71un dei primi ruoli dell’Autorità all’interno di una comunità è Ricorda e promuovi un certo “ordine di valori”. È davvero questo che dà alle comunità la propria identità. Resta inteso che quando un membro del Gruppo significa disaccordo con uno dei valori fondamentali del Gruppo, a volte arriva con veemenza, probabilmente anche via esclusione: è infatti la sua identità e la sua sopravvivenza che, dell’interno, quindi minacciata .

72in La prospettiva cristiana, i valori di base che formano le caratteristiche distintive del cristianesimo sono gli stessi dei quali vissuta Gesù Cristo. Questi valori sono, in ordine, amore (Gesù, uomo per gli altri, compreso il Padre) e la libertà (Gesù, uomo libero e liberatore). Nella prospettiva appositamente sviluppata da St. Paul, l’azione privilegiata dello Spirito sarà risvegliarsi e scavare la sensibilità a queste opzioni essenziali.

73S’en Conservarsi a questi due concetti chiave, tuttavia, rischiare dimostrare di essere insufficiente e inefficace. Perché conosciamo l’ambiguità dei termini con una forte connotazione emotiva che sono “amore” e “libertà”, persino dipendenti in un contesto cristiano. Eretti questi concetti etici negli ultimi standard di moralità, sarebbero in grado di optare per l’astrazione e senza dubbio, per incoraggiare un formidabile soggettività. Da qui la necessità di disegnare percorsi, per aprire modi di comprensione e incarnazione di questi termini centrali: è il ruolo delle leggi o degli standard morali, spesso indicato nella Bibbia, a causa dei concetti, del modo (AC 9, 2) o del percorso : La vita morale è presentata come una passeggiata orientata, necessariamente segnata da benchmark. È una marcia che conduce a Dio che, da solo, ha visto vivaci i valori che propone e che, di conseguenza, non ha bisogno di questo “pedagogo” della legge morale. Grazie a questo, il soggetto morale è fatto in grado di “sposare il cielo dei principi con la terra dei tubi” (A. Dumas).

743 ° Le leggi morali possono essere suddivise in due categorie fondamentali : Le leggi della spiegazione (o “Leggi morali generali”) e le leggi della domanda (o “Leggi morali speciali”).

75A) Il primo bersaglia la spiegazione dei valori fondamentali.È la vasta area degli standard che specificano, in termini sempre abbastanza astratti, cosa sono i cristiani di amore e libertà. È, in questa fase, una semplice determinazione dell’opzione fondamentale, uno sforzo per descrivere il profilo. Può quindi essere considerato come leggi esplicative il doppio comando che specifica gli “oggetti” e alcune condizioni dell’amore cristiano. Possiamo evocare le Beatitudini (Mt 5, 1-11) che formulano determinati componenti dell’amore come libertà, all’orizzonte del regno a venire. È ancora possibile fare riferimento a “La regola d’oro” (Mt 7, 12), con molte parabole e più sviluppi paolini sulla libertà e carità. Senza voler ridurre tutto il Nuovo Testamento a una moralità, si può persino analizzare in questa luce alcune preghiere come il “Padre nostro” (Mt 6, 9-14), il Magnificat (LC 1, 46-55) o il Benedictus (LK 1, 68-79) che evoca il modo in cui Dio implementa anche i valori che propone all’umanità. È interessante notare che le leggi morali non si verificano solo sotto forma di imperativi, ma soprattutto attraverso storie esemplari, macarismi o preghiere che suggeriscono che tutti suggeriscono il contenuto dei valori di base.

76 La funzione di questi Le leggi etiche sono strumentali. Questo è un requisito ipotetico: se optiamo per i valori cristiani, è da questo o in questo modo che può essere instradato. Con questo in mente, la legge include sempre un aspetto mortificante: ordina il campo delle scelte umane, definendo alcuni di loro come “trasgressioni”. La legge dà a pensare: abbraccia l’immaginazione etica, ma i ragazzi in determinate direzioni. Ha una funzione di bloccare o coltivare il desiderio, in modo da registrarlo nella traiettoria dei valori selezionati. La legge limita il campo di desiderabile possibile, invitando così il soggetto a morire all’infinito dei suoi desideri. Se fosse ridotto a questa funzione restrittiva e se, allo stesso tempo, non aprirebbe i percorsi della vita (“piacere”), quindi e poi solo uno poteva ridurlo a questa inflessibile “legge del padre”, in questo “eccessivo” Esclusivamente repressiva su cui Freud ha così salvato l’attenzione.

77 AAPOST Paul ha, per sua parte, ha sviluppato un altro aspetto della legge: si sveglia nell’uomo il desiderio di trasgredire. È un generatore di tentazione, invitante designando il divieto, per trasformare l’intero campo del desiderio, poiché la narrativa della Genesi (capitolo 2) suggerisce ammirevolmente. Nella misura in cui l’uomo acconsenterebbe alla trasgressione, la legge è una fonte di morte, vale a dire dalla dissociazione con colui che chiama alla fine della strada.

78 La legge sembra mortificante Per un’ultima ragione: ricorda all’uomo la sua cecità e l’umiliante necessità in cui è, che gli mostra la strada. La legge è il memoriale permanente di ciò che il figlio di Adamo è invitato a essere educato, per condurre da un altro nel percorso dei valori. La legge, intesa come grazia divina, invita a morire per la sufficienza e l’auto-giustificazione. Senza dubbio è una differenza essenziale tra uomo e Gesù Cristo: quest’ultimo è “senza peccato” (Hebr 4, 15) potrebbe apparire come “sopra” della legge. Non aveva bisogno di pedagogo, colui che ha discernato senza errori ciò che gli ha causato amore e libertà. Lui, e lui solo, potrebbe sperimentare in verità il riassunto ideale di Augustin: “Love, e ciò che vuoi, fallo”, poi che da quando l’unico Gesù poteva avere una totale conformità tra l’amore e la volontà. I requisiti dell’autentica carità erano parte della sua identità; Non hanno mai incontrato in esso senza contraddizione efficace.

79b) Un secondo tipo di leggi morali è ciò che potrebbe essere applicato. Queste leggi mirano all’aggiornamento concreto dei valori nei diversi settori dell’esistenza: cosa significa praticamente per vivere l’amore e la libertà nella vita sociale, sulla scacchiera internazionale, nella vita emotiva, ecc. ? In queste aree in movimento e complesse, dovrebbero essere aperte benezze, per disegnare percorsi percorsi che, senza aggiungere alcun sostanziale per i valori o le leggi esplicativi, specificare le richieste. La formulazione di queste leggi è particolarmente dipendente dalle situazioni storiche concrete, dai dibattiti specifici e dai problemi di tempo o regione. Il Nuovo Testamento è appena prodigo di questo tipo di legge. Quando appare (sul matrimonio, della giustizia, della sottomissione alle autorità …), deve probabilmente essere tenuto a dare loro una portata definitiva e universale troppo rapidamente.È d’altra parte in questo vasto settore delle “leggi di applicazione” che il Magistero ecclesiale ha sempre schierato un’attività particolarmente sostenuta, concentrandosi sulla risposta, nel corso dei secoli, le nuove sollecitazioni del mondo e della Chiesa. Dalle specifiche domande e perplessità, si è concentrata sulla formulazione di linee guida che possono sempre stimolare la presenza del petto nelle principali battaglie di tempo.

80in Lo sviluppo Come nell’interpretazione di queste linee guida, è necessario un delicato lavoro di discernimento per la coscienza cristiana. È noto che la storia abbonda di processo e talvolta, in inversioni, come evidenziato da alcune posizioni sulla schiavitù, il prestito a interessi, la pena di morte o la libertà religiosa. Queste fluttuazioni sono lontane dalla rappresentazione di anomalie che screditano autorità. Al contrario, possono essere spiegati molto bene dalla volontà del Magistero per rispondere alle questioni attuali della mentalità del tempo, e in particolare, dallo stato attuale della scienza (tecniche, analisi, filosofie).

81 In questo lavoro laborioso ma necessario di incarnazione dei valori, il discernimento sarà il lavoro congiunto del popolo cristiano e, al suo interno, dei teologi e del Magistero. Sarà, in particolare, per verificare se gli standard proclamati sono e possono effettivamente essere al servizio dei valori evangelici, o se alcuni di essi possono essere ispirati a motivazioni politiche o ideologiche, a volte rispettabili ma sempre secondi rispetto al Vangelo. Sarà inoltre necessario reagire contro la legalizzazione della moralità sempre e molto minacciosa. Ciò equivale a ridurre la legge etica a prescrizione o rifiuto di atti esterni. Abbiamo visto che una legge ha avuto una portata morale che ha stabilito per valori: sarà necessario assicurarsi che, nel suo dipartimento, la Chiesa garantisce abbastanza cura di basare gli orientamenti che afferma e di mostrarlo il rooting nella Rivelazione.

82 Quali sono applicativi o esplicativi, le leggi morali appariranno sempre come “principi astratti”, influenzati da un carattere piuttosto formale. Quest’ultimo tratto è sia una forza che una debolezza. Una debolezza perché la generalità dei principi li espone a molteplici interpretazioni se non nemmeno contraddittorie: il loro potere unificante soffrerà di tutto e di conseguenza, l’efficacia sociale del principio. Ma si può anche vedere lì una forza: come illuminazione astratta, le leggi morali apriranno la libertà di varie applicazioni. “Applicazione delle leggi” sarà di spostarsi dalla generalità astratta agli atteggiamenti concreti: questo “passaggio”, lungi dalla riduzione ad una “traduzione” ipotetica, avrà sempre elementi che non potevano contenere, anche “implicitamente”, la formulazione astratta.

834 ° Questo lavoro di incarnazione delle leggi è quindi il lavoro della coscienza morale. Il suo ruolo principale è infatti a cercare le più leali applicazioni concrete ai valori e il più adatto per le circostanze. Per fare ciò, la coscienza richiederà la sensibilità a valori, riflessione, immaginazione e audacia. Quest’ultima qualità appare più che mai essenziale: nel campo dell’azione, il rischio esiste ancora per essere sbagliato e optare per i gesti che il futuro può rivelare ad essere stato assassino dei valori che è stato rivendicato. Il consenso alla possibilità di vagare per il vagabondo sembra essere uno degli inevitabili componenti della pedagogia e dell’esistenza morale.

84it è a livello di questo lavoro di coscienza che può essere rivelato alla migliore libertà personale, una libertà che certo Casistry, una volta, a volte aveva l’effetto del barriere. Per, informati della situazione concreta e dei percorsi che si aprono, la coscienza è il sovrano nella sua decisione: nessuno può sostituire se stesso nella scelta dei suoi valori e nell’attuazione delle sue opzioni. La libertà della morale La coscienza appare come un compito sempre di riprendere, allo stesso tempo dell’espressione della solitudine di ciascuno contro le scelte esistenziali. Prospettiva ansiosa! Comprendiamo che il “legalista” di ogni epoca ha cercato di rassicurare gli spiriti dettando loro i “gesti che salvano”. Questo è ciò che accade ogni volta che uno sollecita un’autorità, morale o altro, l’attenta descrizione degli atti in tale situazione concreta. Gesù è già stato invitato a risolvere più di un “caso di coscienza” (CFR LC 12, 13). Ha rifiutato, suggerendo che Paul dopo di lui, che nessun lavoro giustifica e che nessuna “pratica” è sufficiente per Dio. Quest’ultimo è la prima fiducia fede o, migliore, amore per Dio, un amore le cui dinamiche normalmente portano a (RE) inventare sempre i segni concreti della carità.L’idea stessa di un amore stereotipato, tessuto di gesti conformi dettati dall’esterno, appare in contraddizione con la pratica perseverante di Gesù e del suo. Nessun beneficio è significativo da solo del vero amore. Ciò richiede il riavvicamento, all’attenzione e alla scoperta dei segni più appropriati per la situazione concreta in cui si è.

86 di questa serie di considerazioni, sembra che né i valori né le leggi morali che prolungano loro, sono abbastanza per dare forma alla vita cristiana. Cercando certamente i supporti essenziali e il telaio necessario. Ma su queste basi e grazie a loro, la coscienza personale è invitata a scegliere gli atteggiamenti che molto probabilmente guideranno il significato del Vangelo. L’argomento morale per adulti è colui che, al di là della nevrosi (servile della sottomissione con la legge o derisione compulsiva di quest’ultimo) come psicosi (messo fuori dalla legge morale, ma la sottomissione alla legge di un sé diviso), si dona a se stesso le modalità di incarnazione di valori.

87 In questa laboriosa decisione etica, la coscienza non si sente isolata: la vita del discepolo è effettivamente basata sul riconoscimento di “una presenza. E questo – diciamo sopra – propone attraverso un doppio profilo: la Chiesa e lo Spirito. Queste sono due forze, due luci congiunte che normalmente contribuiscono al processo decisionale. Contribuiscono! Non possono mai sostituire completamente questo centro personale che è la coscienza umana che cerca la verità “da fare”.

885 ° Dal punto di vista della teologia, quali sono le fonti di moralità? Era già sottolineato che il riferimento fondamentale dell’etica cristiana è la testimonianza apostolica, trasmessa dalla Scrittura e centrata sulla memoria di Gesù Cristo. È su questa base prima che sia stato abbozzato dalla descrizione dei valori cristiani e da quello della legge morale. Nella connessione dialettica con la Scrittura, il teologo attribuisce anche gli stanziamenti storici della testimonianza apostolica attraverso i secoli, che è chiamata tradizione. Scrittura e tradizione o, meglio ancora, scrivendo al centro della tradizione: questi sono i riferimenti fondamentali della coscienza cristiana.

89 Pensiero cattolico completa questo “fondo” essenziale evocando ulteriormente un’altra fonte di verità. Etica: cosa abbiamo chiamato “Legge naturale”. Non è necessario ricordare qui le numerose discussioni data questa espressione di un’ambiguità innegabile. Ciascuno dei suoi componenti è equivoco: il termine “natura” non inferiore a questo contesto, quello della “legge”. È al punto che, precedentemente utilizzato per accreditare questo o quello standard morale, la chiamata alla “legge naturale” spesso esercita la funzione opposta oggi. Lontano dal dirigente del dibattito, questo riferimento è sufficiente a risvegliare il sospetto. È in questo contesto che possiamo comprendere la riserva estrema del Concilio Vaticano nei confronti di questa espressione. La storia illustra che se c’è una notevole “permanenza della legge naturale” (PH Delhaye) in alcuni circoli cattolici, i filosofi della legge in particolare, la comprensione e l’estensione di questo concetto hanno noto e conosce ancora notevoli variazioni. Soprattutto poiché la chiamata a “la legge naturale” a volte è servita come confusione dei dibattiti ingombranti o canonizzarsi di tale o tale posizione filosofica. Inoltre, la funzione ideologica di alcune chiamate a “natura”, si chiama utile per salvaguardare determinati privilegi. Senza dubbio è già stato il caso che era la matrice: l’antica stoicismo.

90 Ma questa storia tumultuosa è sufficiente per screditare totalmente l’espressione? Dovremmo tornare indietro nell’unica moralità biblica, anche dell’esperienza umana e della sua ripresa riflessiva? È necessario preferire l’unica positività di un testo rivelato alle prove della ricerca filosofica? Lui non sembra. Soprattutto dal momento che il ritiro sull’unica Sacra Scrittura potrebbe essere, ispirata al desiderio di chiudere in modo abortito dalle discussioni scomode, la Bibbia dovrebbe fornire un riferimento chiaro e quindi indiscutibile.

91ors. Parlare di “La legge naturale” in morale, si tratta di non sarà mai ripetuta abbastanza – una legge di natura umana, libera e ragionevole. Informati sul contenuto di questa legge, si riflette quindi sull’esperienza effettiva e sui percorsi che si aprono ad esso. Dato che siamo qui nel campo etico, lo sforzo della ragione si concentrerà sulla ricerca di alcuni valori, che ordinerà il progresso dell’umanità. L’indagine è di chiedersi quali sono le condizioni etiche di un massima raggiungimento dell’uomo.Il concetto morale della “legge naturale” può solo essere adeguatamente compreso che nel contesto di una filosofia di diventare o “meglio essere”, fiducioso nella possibilità di persistere di qualcosa come una vocazione umana universale.

92Questo prospettiva può certamente portare a trascurare la distinzione cruciale tra l’analisi scientifica e la posizione delle leggi morali, tra la proposta ovvia e l’affermazione normativa. Non sarà mai possibile concludere rigorosamente ciò che deve essere, dall’unico inventario di ciò che è. La determinazione della “legge naturale” sarà sempre, per la prima parte, dell’ordine dell’interpretazione filosofica. Sarà il culmine dell’ermeneutica, irriducibile per quali sono le uniche scienze descrittive. Rimarrà sempre un divario insormontabile tra l’analisi e la posizione dei valori e “rilasciare” una moralità dalla vita sarà possibile solo per un’opzione etica, per una parte irrazionale. Senza dubbio stiamo attualmente sviluppando sforzi impressionanti per costruire la moralità dalla scienza, sia che si tratti di biologia (B. Ribes), dell’economia (F. di armadi) o biochimica (J. Monod). Questi tentativi hanno senso nella misura in cui i risultati correttamente scientifici sono uno degli elementi promossi della riflessione etica. Le osservazioni e le ipotesi degli scienziati possono essere suggestive per la moralità nella misura in cui aiutano a definire meglio il soggetto morale, le sfaccettature della sua esperienza e le virtualità comporta. Ma questi sforzi sembrano dedicarsi al fallimento se semplicemente mirano a dedurre gli standard morali delle conclusioni scientifiche e di coprire l’autorità della scienza delle affermazioni di un ordine diverso.

93ces. Riserve Si potrebbe sostenere che l’analisi dell’esperienza umana gestita dalle varie discipline, autorizzata a prevenire determinati orientamenti vitali o secondo il vecchio vocabolario, alcune “inclinazioni”. Esistono disposizioni piuttosto generali, orientare a questo tipo di comportamento e la cui scienza descrive e il destino e le radici. Il filosofo, nel suo recupero riflessivo, può quindi essere richiesto se tali linee guida non potevano essere raccolte come significative evocate nel contesto della moralità. Il desiderio umano, nella sua complessità, i tabù o le tradizioni etiche non potrebbero suggerire scelte etiche costitutive dell’umano? Questa domanda potrebbe essere posta, ad esempio, per quanto riguarda le proscrizioni di incesto o omicidio, sulla ricerca del piacere, del desiderio mimetico, dell’aggressività, ecc. Dietro questi elementi, non sarebbe il profilo di determinati valori, il suggerimento delle leggi correttamente?

94 In questo contesto, ci sarebbe sia la continuità che la rottura tra l’osservazione e la norma. Continuità, perché è l’esperienza che “suggerisce” al filosofo: è il crogiolo di un pensiero che, in un dato momento – il momento di rottura – erige in uno standard etico tale o tale elemento discreto nell’esperienza.

95 Perché – Diremo forse – questa fiducia nel potere della ragione informata dalla scienza, discernere i requisiti della “natura umana”? Perché tenere un’esperienza come etica “Place of Truth”? Due risposte complementari possono essere avanzate. In primo luogo, la testimonianza della Rivelazione: l’affermazione paolina, molto isolata è vera, di una legge morale inscritta nel cuore dell’uomo (RM, 2, 14S). Poi – secondo motivo – la convinzione che l’uomo sia “immagine di Dio” (Gn, 1, 27), un riflesso dell’altro: Nella stessa virtù della creazione, c’è nell’essere umano delle tracce di Dio, Come se il creatore fosse piantato in Adamo qualcosa dei suoi stessi desideri. Perché per la riflessione cattolica, non c’è alterità assoluta tra Dio e il suo lavoro, anche dopo la caduta. Le disposizioni dell’uomo possono quindi rivelare i valori di Dio e il suo progetto di salvezza. L’idea della “legge naturale” poi ritorna per affermare che Dio parla anche nella creazione e in particolare, nelle aperture della persona verso un senso extra.

96 La riflessione corrente sulla corrente Riflessione sulla legge naturale allo stesso tempo della sua particolare complessità, provengono da ciò che non è più la ragione da sola che è, nell’uomo, l’immagine di Dio. Seguendo una tradizione troppo intellettualizzata, è volentieri sottolineato che è da tutta la sua persona (affettività, socibilità, creatività, ecc.) L’uomo rivela qualcosa di identità divina. Inoltre ! Se è vero che la ragione è stata e rimane lo strumento privilegiato in cui l’uomo accede alla conoscenza di se stessi, altri modi di accesso alla verità oggi ricevono il diritto di cita, come l’immaginazione, il sentimento, la sensibilità artistica, ecc.Di conseguenza, è nei vari luoghi in cui la realtà umana può ora apparire dagli elementi suggestivi della “natura umana” e delle sue richieste. Se tale scienza umana, ad esempio, discernisce alcune condizioni di realizzazione o salute dell’uomo, potrebbero esserci un dato che la ragione pratica può resistere e possibilmente erigere in un vettore di una legge morale. Un esempio è sufficiente: il ruolo attualmente svolto nella riflessione sull’amore / carità le osservazioni della psicoanalisi sul narcisismo. Questo “Amoreo”, evocato ma non prescritto a N. T. (MC 12, 31), appare spesso oggi come supporto o componente necessario di qualsiasi relazione reale con gli altri. Senza dubbio questo punto, nella tradizione teologica, novità assoluta. San Tommaso ha già sottolineato l’importanza di amare questo primo se stesso. Ma le analizzate recenti hanno contribuito a riabilitare e approfondire una richiesta, che è spesso teorica, che ora è parte integrante della teologia della carità.

97sans dubitare di fare attenzione a non recuperare frettolosamente., In un etico contesto, questa o quella conclusione scientifica. È il pericolo rinasso sempre dal concordismo. Deve essere mantenuto in effetti che tra l’analisi descrittiva e le asserzioni filosofiche sulla “legge naturale”, c’è il divario tra l’osservazione e l’opzione significativa. “La legge naturale” è il prodotto di una risase in ordine filosofico, dei dati a volte provengono da altrove.

98 Il magistero ecclesiale ha rivendicato una certa “competenza in umanità” (Paolo VI). È in questa capacità che si è concentrato nel corso dei secoli per gestire il discernimento di ciò che è moralmente “naturale”. Questo non è solo il suo diritto ma una componente importante della sua missione evangelizzatrice. Nessuno può contestare anche il cuore di questo discernimento, l’assistenza dello Spirito è in linea di principio possibile: la lettura della creazione non richiede meno penetrazione rispetto alla decrittura della Scrittura. La posta in gioco è, su entrambi i lati, di grande importanza.

9999.Questo, quando si tratta di scoprire “la legge naturale”, il discernimento afferma di essere basato in primo luogo sul lavoro. Autonomo della ragione, e non su qualche illuminazione divina. Nella formulazione delle conclusioni, sarà quindi necessaria un’estrema cautela, perché la ragione – sia quella del credente o dell’Ateo – continua la perfetta razionalità senza mai raggiungerla completamente. Le radici esperienziali, sociologiche o ideologiche del lavoro filosofico sono reali e variegate come quelle che nutrono il lavoro teologico. Questa osservazione dovrebbe rilasciare qualsiasi discorso sulla “legge naturale”. Non dovrebbe essere sufficiente per screditarlo. Ma quando alcune “conclusioni” su ciò che è o richiedono “la natura” sarebbe stata confermata da solo da solo, il magistero ecclesiale dovrà essere particolarmente prudente e auto-critico. In questo caso, si dovrebbe sospettare che la riflessione fosse indubbiamente impregnata e concretamente impregnata molto in gran parte da fattori o combattimenti non rigorosamente filosofici.

100il è chiaro, d’altra parte, che questo lavoro del discernimento. Da Ciò che è “davvero umano” richiede criteri. Ad un certo punto di riflessione, devi fare una scelta e una scelta che deve essere in grado di giustificare i suoi riferimenti. Nella loro comprensione della “legge naturale”, i cristiani hanno criteri assolutamente normativi: il messaggio rivelato nel Nuovo Testamento. Vale a dire che quando diciamo scoprire inclinazioni universali nell’uomo, il teologo è mantenuto come molti canonizzano ingenuamente piuttosto che respingerli in modo massiccio. Per loro essere integrati come parte di una “legge morale naturale”, sarà per la prima volta necessario apprezzare la loro funzione in relazione al compimento umano integrale, come definito nella Rivelazione. Il discernimento cristiano avrà quindi luogo non solo sulla base di una certa antropologia filosofica, ma in definitiva, secondo i punti di riferimento adeguatamente cristiani: ciò che la rivelazione dice del destino dell’umanità. In altre parole – e senza dubbio è meglio riconoscerlo -, l’inventario di ciò che è o non “naturale” negli esseri umani viene spesso ordinato in definitiva dai criteri teologici. Dio non può contraddire se stesso quando crea e quando parla in suo figlio, le tendenze che si dimostrano contrarie all’etica evangelica non potevano in alcun modo “impronte di Dio” nell’uomo. Nella misura, dove alcune dimensioni dell’umano sembrano essere in grado di contribuire all’incarnazione del Vangelo, possiamo vedere un sentiero provvidenziale aperto al cuore dell’uomo, in una parola il sostegno di una legge. Moralità naturale.

101sans potrebbe chiedersi qual è l’uso di questa chiamata a “natura”?Quale interesse è lì per supportare il messaggio biblico da un argomentazione razionale? Perché disegnare da una fonte risolve anche ciò che scorre altrove con la chiarezza cristallina? Questo è, in una forma particolare, la questione laica del ruolo della filosofia cristiana.

102DU Punto di vista etico, ci sono due ragioni per l’uso della “natura”. Notabile. Innanzitutto, il fatto che la Scrittura, se dice che gli elementi essenziali della vocazione umana, sia tutt’altro che esauriente. Non si presenta come una totalità chiusa. Se propone assi fondamentali, questi possono semplicemente illuminare solo in molti di questo o quella domanda appena apparsa. Da qui la necessità, per lo sviluppo delle leggi morali, essere in grado di essere facilmente basati su un argomento razionale. Quando i cristiani si chiedono, ad esempio, sulle richieste di carità nelle questioni sociali, devono assolutamente tenere conto delle scienze sociali come la filosofia affermano dell’uomo, dei suoi diritti e dei suoi poteri. È una seconda ragione, legata al precedente: è la preoccupazione per trovare un’autentica solidarietà umana per la costruzione di un mondo migliore. La Chiesa è uno stakeholder in questo compito. Per fare ciò, vuole cooperare con un consenso nel modo più ampio possibile su un’etica universale. Perché se è “altro”, il cristiano è e vuole anche lo stesso “. L’interesse secolare del cristianesimo per la “natura umana” è in parte giustificata dal desiderio di superare, a livello etico, la separazione tra “ebrei e pagani”, credenti e non credenti, e quindi disarmando una certa sufficienza confessionale che Paolo ha già cercato di scuotere .

iv. Diritto legale

103 L’ultimo tema che merita di essere rapidamente affrontato, è la legge legale e il suo rapporto con la vita cristiana.

104Excellent Autors ha già sollevato la difficoltà che non definisca il concetto di legge e, ancora di più, per legittimare i requisiti. Ci sono molti lati dei rischi del totalitarismo che spesso contengono spesso gli sforzi compiuti per confondere le rispettive aree di diritto e moralità. Sembra quindi utile, nonostante le insidie dell’azienda, a nocciolo alcune osservazioni sui rapporti che queste discipline normative possono mantenere.

1051 ° Abbiamo notato di sopra che la legge morale stava cercando di mobilitare la persona nella sua interezza, incluso e soprattutto nella sua interiorità gratis. Ciò che ordina, al duplice senso della Parola, è la conversione del cuore, una conversione che, per essere sinceri, deve essere in grado di tradurre in atti esterni. In opposizione con questo tratto, il campo della legge è, con rare eccezioni, quella degli unici comportamenti esterni. Si concentra sulla strutturazione delle relazioni sociali, il che significa che è direttamente interessato dai segni socializzati, sia che siano gesti verbali o espressioni. I cosiddetti atti “interni” (pensieri, intenzioni, credenze …) non sono come tali dal giurista. Tecnica dell’organizzazione sociale, la legge cerca di strutturare la vita collettiva, producendo da sola una prevedibilità relativa dei comportamenti e di conseguenza, una certa sicurezza.

106Colo altrove, la legge giuridica riceve la sua esistenza della sua promulgazione o, almeno, del suo riconoscimento da parte di un’autorità umana legittima. L’obbligo del diritto legale viene prima di lui prima della coscienza, come in morale, ma dell’autorità del legislatore e del monopolio della violenza legale che ha.

107enfin Non sfuggirà a nessuno solo il La destra, l’autorizzazione il più possibile, è essenzialmente una specie di compromesso tra una realtà sociale concreta da un lato, e, d’altra parte, un numero di valori morali. Prima la realtà! È infatti una qualità essenziale della legge e essere “realistica”: non deve solo prevedere le minacce o i problemi concreti che sorgono, ma deve anche richiedere argomenti che ciò che è possibile per loro e che, inoltre, può essere controllato . Ma oltre alla realtà, qualsiasi diritto è, esplicitamente o meno, ispirato a determinate priorità etiche: valori. La scelta della tecnica giuridica, il suo sviluppo e la sua applicazione sono normalmente ordinate da una certa visione della società e dell’uomo: suggerisce quindi alcuni valori mentre lo rende più difficile se anche impossibile applicare gli altri sistemi etici. Mediatamente, il diritto è sempre vettore e suggestivo delle scelte morali.

108on può indubbiamente aggiungere che alla realtà e ai valori, il diritto è ancora contrassegnato da molti altri dati, come la lotta per il potere, alcuni privilegi, tale o un gioco così politico, ecc.Potrebbe essere che il discorso etico possa fungere da organismo critico in relazione alla legge. Non solo ricordando che, in casi concreti, può essere moralmente ingiusto per rispettare la legge; Ma anche dimostrando che certe leggi o almeno la loro applicazione sono in opposizione con la moralità professava ufficialmente dal legislatore.

10 Lo scopo specifico della legge è quindi di organizzare le comunità, per distribuire un quadro sociale in Quali individui e gruppi possono beneficiare di alcune garanzie e la loro sopravvivenza e sul loro sviluppo.

110on può quindi rendere difficilmente il reclamo a destra non per rendere gli individui morali. Questo non è il suo ruolo. Ma possiamo biasimarlo per rendere difficile se non impossibile per il perseguimento di determinati valori. La base non è responsabile per la scultura che supporta, ma alcuni piedistalli potrebbero essere inadatti a accogliere o evidenziare un lavoro specifico dell’art.

1112 ° Chi ha la legge legale? Il legislatore con più facce. La difficile questione dello stato del legislatore civile non può essere schivata qui alla luce della fede cristiana. In un famoso passaggio scritto nella più forte della persecuzione Néroniana, San Paolo afferma il legame tra Dio e le autorità umane (RM, 13, 1-7). Gesù terrà lo stesso discorso di fronte a Pilato (Gv, 19, 11) e l’autore della prima epistola di Pietro (2, 13-17) ribadisce una tesi identica. Tutti questi testi ritengono che le autorità siano responsabili della missione da Dio, come Cyrus (secolo aC) che Isaia sembrava considerare come un agente di Yahweh.

112Mais ha ancora bisogno di capire questo mandato o “servizio”. Deve essere inteso come un compito accurato fedelmente, molto più che a valle generalmente assegnato a un’autorità. Non può essere – nel Nuovo Testamento almeno – una specie di “rappresentazione” divinità umana, come se il re, il giudice o il dottore dovessero sostituire un dio assente. L’idea di “rappresentazione” potrebbe essere intrappolata perché evoca una specie di identificazione tra Dio e l’autorità, identificazione che era spesso un pretesto per deviazioni insoddisfatte. D’altra parte, evocare il “servizio” (Diakonia) è indicare una vocazione e un ideale per realizzare il meglio delle sue possibilità: l’Autorità ha una missione di servire il progetto di Dio, ma questo compito, affidato a uomini limitati, Molto bene essere deviato dalla sua vera fine. Il servo può pervertire la sua vocazione e ad esempio, per servire il mammone piuttosto che Dio (Mt 6, 24).

113 In queste condizioni, l’esempio di Gesù, “uomo libero” di fronte ai poteri e Il professionista originale dell’autorità, attesta la sufficienza che l’obbedienza cristiana non è affatto incondizionata. Come affermato esplicitamente gli atti degli apostoli (5, 29), “è meglio obbedire a Dio degli uomini”, poiché tradiscono la missione affidata a loro. Quando le tracce di Caesar e quelle di Dio divergono, è quest’ultimo che è necessario senza esitazione. Considerato da questa prospettiva, il cristianesimo è qualsiasi altra cosa che il legittimismo del ritmo a cui a volte è stato ridotto. Al contrario, introduce un principio permanente di analisi e critica delle istituzioni, questo principio non è altro che i valori evangelici richiamati dalla moralità.

1143 ° è in questo contesto globale che dovrebbe Audire la questione della legge nella Chiesa e più in particolare, quella della legge canonica.

115 C’è un “diritto sacro”? Il legislatore nella Chiesa ha una dimensione teocratica? La legge canonica non rappresenta più un’espressione della volontà divina? Oppure la durata critica lanciata da Paolo all’indirizzo della legge del mosaico sarebbe anche della legge canonica, nella misura in cui sarebbe diventato principio di giustificazione e sufficienza? Dovremmo andare finora, con un recente Papa, che l’ordine giuridico ecclesiale “protegge lo Spirito Santo” o, come alcuni insinuati, devono sospettare il diritto di soffocare o almeno, per essere seriamente addomesticato questo stesso spirito?

116on non farà qui la storia della legge canonica, che conosciamo troppo poco la lunga ed eccitante evoluzione. Per alcuni periodi, in particolare, avrebbe dovuto sottolineare il ruolo importante svolto, nella sua elaborazione, il “mimetico desiderio” in relazione ai diritti civili dominanti, in particolare la legge romana. Senza andare a parlare di un “diritto sacro” (E. Käsemann) nel NT, può tuttavia notare che alcune norme legali di comportamento sono effettivamente proposte, ad esempio – ad esempio – ministeri, matrimonio, di correzione fraterna, o carne immoosaSarà segnalato passando che quasi tutte queste regole, tuttavia trasmesse in libri ispirati, sono diminuiti in totale obsoleto. È perfettamente normale se è vero che qualsiasi diritto è un compromesso tra determinati valori e una particolare realtà, inevitabilmente mobile.

117au soglia di una riflessione sulla legge canonica, deve essere ricordata con la forza che La società che questo diritto vuole ordinare, è di un tipo molto speciale: alla luce della fede, la Chiesa è davvero una comunità umana e divina, basata su valori che non scelgono ma che “riceve: Amore e la libertà. Il ruolo della legge canonico sarà quello di organizzare questa chiesa in modo che sia possibile vivere lì e meglio irradiano questi valori essenziali. L’ordine giuridico deve consentire la crescita di una comunità veramente testimonianza del Vangelo. È la sua unica ragione per essere.

118 Ma ricorderemo anche che la tecnica legale, il più possibile, è un compromesso tra i valori, da un lato, e l’umanità concreta, dell’altro, a umanità che è costitutivamente segnato dal peccato. Quello che canon giusta obiettivi, come l’altro diritto è quello di costruire un ordine per i peccatori, cercando di limitare le espressioni del male e ridurre la malizia. Per fare ciò, i mezzi di cui la legge è, in un certo senso, complici di peccato, partecipando alla logica del male. Perché se tende a aggirare il peccato, è per i mezzi che sono efficaci ma che, spesso, sono molto lontani dall’ideale evangelico. Non è sorprendente, quindi, che Gesù – sembra – astenuto per legiferare come gli anziani. La legge, nella Chiesa come altrove, potrebbe essere considerata una delle espressioni del “peccato del mondo” (2 Cor 5, 21): rivela il male, non solo dicendolo e disegnandolo, ma, in a Anche qualche misura, usando. Legge canonica, come molti sistemi legali, usano le braccia della violenza da sanzioni che impone. Ignora misericordia! Inoltre, e per la sua generalità, trascura la specificità delle situazioni e delle persone, sembra essere pregiudizievole e la giustizia e l’amore. È normale, in queste circostanze, che alcuni sperimentano il diritto come ingiusto e disumano. È in effetti, in alcuni casi particolari e per il beneficio del bene comune. Per questa violenza e questa ingiustizia, l’avvocato legittimo, non senza motivo, dicendo che senza di loro, il male sarebbe più serio. La legge cerca di addomesticare la violenza umana con le armi dell’avversario.

119ce Serene Scoperta dovrebbe almeno dissuadere una dimensione “sacra” troppo rapidamente. Perché, come sistema di leggi portato dall’autorità umana, la legge può anche rappresentare uno schermo per l’azione divina e la moralizzazione dell’uomo, un relè salutare per questi. Secondo le condizioni della sua applicazione, la stessa legge può soffocare lo spirito, in quanto può rilasciare l’aumento.

120un secondo fattore incoraggerebbe a relativizzare l’ambito sternale della destra: il suo oggetto. La legge canonica non può in linea di principio governare che gli atti esterni. Ma questa concentrazione sull’esterno può portare alla frammentazione della persona. Può risvegliare la buona coscienza in mezzo a colui che, avendo agito secondo le regole, ora pensava solo agli occhi di Dio e degli uomini. È il rischio permanente del “legalismo” che porta a identificare il bene morale con tale beneficio o tale beneficio, che San Paolo nominato dal termine generico del “lavoro della legge”.

121 La vocazione insostituibile La legge canonale è quella di fornire il quadro più favorevole possibile alla vita cristiana del tutto. Ma solo una cornice! Da solo, la destra non evangelizza! Costituisce una preziosa modalità di organizzazione sociale che può certamente incoraggiare l’amore e la libertà, ma che non può essere sufficiente per suscitarli.

122in La misura in cui è effettivamente utilizzata per promuovere i valori. Non è proibito Pensa che Dio lavora quindi attraverso lo stato di diritto, e questo o quel canone è attualmente una mediazione sana. Se, d’altra parte, una regola ha l’effetto di agitare determinati valori o pregiudicare la credibilità della Chiesa, sembra sperimentata parlare senza più di un “sacro” o “sacramentale” giusto e per erigere il legislatore come un rappresentante di Dio stesso. Il diritto può essere un breve relè, come può essere di spazio o spazi “sacri”. Ma nessuna di queste realtà, potenziali mediatori, è il canale di grazia dal suo unico fatto che esiste o che sarebbe stato istituito. Affermando il contrario avrebbe esportato l’accusa che alcuni cattolici avrebbero troppo per rafforzare la grazia e confiscare l’azione divina.

123SI Il ruolo della legge canonico è di fissare le condizioni minime esterne per una chiesa secondo il Vangelo, è difficile sfuggire alla questione dei limiti della competenza della legge. Ha giurisdizione sulle coscienze? Può governare il campo tradizionalmente chiamato “l’interno per”? La risposta classica è generalmente negativa: gli atti interni sono esclusi dal campo legale. Questo è ciò che spiega perché – qualunque cosa a volte pensiamo – il diritto come tale ha mai usato sanzioni interne, come la minaccia del peccato. Ma il problema è complicato quando la legge riguarda le cosiddette attività “misti”, quelle che sono direttamente portata e sociale e spirituale. Questo è ad esempio il caso dei sacramenti, sia riti esterni che eventi di grazia. Senza dubbio è consentito, con canonisti prominenti, se il diritto che governa questa zona è ancora un diritto nel senso rigoroso.

124 Gli esempi particolarmente problematici potrebbero essere evocati sul rischio di “legalizzazione” dello spirituale . Il primo è quello delle prove di canonizzazione. Queste sono procedure legali complicate, la cui conclusione è quella di autorizzare per dedicare un culto pubblico a un particolare eroe di fede, culto che rientra nell’ordine degli atti esterni. Finora la legge rimane entro i suoi limiti. Dal momento, dove, come dicono alcune persone, il processo di canonizzazione porta anche all’afferrazione che un defunto ora gode della gloria eterna, la domanda può chiedere se tale presunzione sia ancora una decisione. Umano e, a fortiori, una procedura legale.

125 Il secondo dominio in cui l’esitazione può apparire, è le vaste e importanti condizioni delle condizioni di validità dei sacramenti. Questi sono eventi o situazioni umane in cui la Chiesa attesta, nella fede, che Dio è efficacemente al lavoro. Come legiticare su tali realtà “misti” senza invadere sulla libertà divina? Cosa sta succedendo, ad esempio, quando il giusto proclama la nullità di un sacramento già celebrato? Se per esempio, il prete, una testimonianza di un matrimonio, non ha ricevuto la delegazione esplicita del sacerdote, sappiamo che il matrimonio può essere dichiarato in seguito null, vale a dire, non ha mai prodotto alcun effetto. È quindi possibile un nuovo matrimonio. Senza dubbio alcun contratto civile può essere colpito da nullità per il vizio della forma: equivale a affermare la mancanza sociale del contratto in questione. Ma nel caso di cui sopra, è dovuto a causa delle inavvertenze amministrative, anche Dio non accoglie i coniugi come veri sposi. Tale affermazione, comprensibile se mancava di una delle componenti essenziali del matrimonio, appare in altri casi relativamente discutibile dal punto di vista strettamente teologico. Perché non è molto vicino a una mentalità magica che consiste, sappiamo, per costringere la divinità sull’unica base di gesti esterni?

126ES Quando i credenti si riuniscono, equee riti e forme implaminate. È richiesto e nutrire la fede, e di significare l’ecclesialità del sacramento e per evitare situazioni inquietanti. Il concetto legale della disabilità si impegna, tuttavia, nella misura in cui consente di affermare Perentorre che l’azione di Dio non poteva svolgersi. Se suggeriamo che, in considerazione delle circostanze, non è certo che il lavoro divino avrebbe potuto conoscere il suo effetto completo, può essere giustificato. Ma che l’assicurazione evangelica secondo cui “ciò che è collegato o sciolto sulla Terra sarà in paradiso” (vedi Mt, 16, 19) è interpretato come garanzia che Dio copre a determinate misure legali contingenti, c “Forse c’è un Estensione esagerata alla teologia dell’incarnazione.

127au termini di queste considerazioni, nessuno canonoide può essere mantenuto per una componente vitale della visibilità ecclesiale. I canonisti oggi proclamano con un fervore preoccupato che il loro compito sia riassunto in un umile servizio della comunità. Questo è, in effetti, la funzione e la situazione della legge. C’è quindi una relazione innegabile tra la legge legale e la vita cristiana. L’esistenza che il cristiano è invitato a costruire è quello di un peccatore, chiamato a crescere in una chiesa ancora da purificare (lumen gentium, n. 8 § 3). Per fare ciò, prende supporto e protezioni, in breve, gli strumenti potrebbero sviluppare solidarietà nella fede e incoraggia la carità. Questo è il ruolo indispensabile del diritto di fornire alcuni di questi supporti e promuovere l’uso.

conclusione

128 “legge morale e vita cristiana.” Come capire la loro relazione? Questa è stata la domanda che era all’orizzonte della nostra ricerca.Il cristianesimo invita l’eteronomia, ascolta la sottomissione a una legge esterna? O, al contrario, qualora le regole dell’esistenza evangelica derivano dall’unica esperienza?

129on ha ricordato che alla radice della vita cristiana, bisogna fare una decisione autonoma, prerequisito e decisivo: l’atto della fede . La tradizione sostiene fortemente che questa fede è gratuita e che nessuno può essere costretto ad essere costretto: è indubbiamente una delle principali funzioni del pastorale e aumentare e verificare che l’autonomia della decisione credente.

13 Ma quest’ultimo non è né indeterminato né indossato da un dinamismo domestico infallibile. La fede cristiana implica che un benchmark essenziale è fatto: Gesù Cristo, legge primordiale, percorso incomparabile offerto alla marcia dell’umanità. Ma, ci chiediamo, questo benchmark, questo Salvatore, è confrontato con l’uomo “lo stesso” o “l’altro”? La legge che incarna è immanente o trascendente all’esperienza e alla conoscenza umana? Dovremmo dart in se stesso a scoprirlo o al contrario, acconsentire a un esodo verso un insospettabile altrove?

131 è al centro della cristologia che è cercare la risposta: Gesù- Cristo, tipo di “Legge”, è presentato allo stesso tempo “anche” e “Altro”, vicino e lontano, uomo e Dio è dire che la legge che ha (ri) presente sarà anche, essere, immanente e trascendente, sia familiare e sorprendente. Alcune caratteristiche del progetto divino sono profondamente radicate nell’essere creata; Deve solo riconoscerli e distribuirli. Da alcuni aspetti, l’autonomia umana sposa spontaneamente la direzione di Dio. Ma, in altri rapporti, i modi di Dio contestano il desiderio e le esigenze dell’uomo. Lo costringono a ripudiare alcune quote di se stesso, quelle che il peccato si è sfigurato e la legge lo rivela. Da alcuni lati, la legge di Dio giudica le libertà create in quello che hanno dedicato. Da questa funzione di contorno della legge divina, la croce è il simbolo compiuto.

132oi e vita cristiana! Questo “e” è ambiguo e deve rimanere così, a volte capire nell’integrazione (la legge è infatti nella vita), a volte per accogliere come additivo (la vita è diversa dalla legge). Dov’è questa ambiguità? Nella stessa definizione dell’uomo che sottolinea l’antropologia cristiana: il soggetto morale, per lei, non è né l’uguale di Dio né totalmente altro. La libertà umana è un inter-due, terrazzato tra il nulla e l’essere, una fonte di morte e portatori di germogli.

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